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Idroscalo di Pavia è un edificio preciso, nato con una funzione definita (l’attivazione della linea aerea) e sviluppa nel tempo, attraverso il suo progressivo degrado, una valenza architettonica e un significato culturale senza apparenti precedenti.
Sopravvissuto alla guerra, all’abbandono, all’uso improprio, alla devastazione, è nell’immaginario collettivo dei cittadini icona del paesaggio fluviale.
Fotografato, studiato, oggetto di tesi di studenti di architettura, argomento per campagne di sensibilizzazione per il suo recupero, pensiero che prima o poi, nella mente di tutti quelli che ci si accostano, compare… chi non si è chiesto cosa se ne può fare, perché non si provvede alla sua rinascita, chi non ha fantasticato sul suo destino…?
Certo, la presenza è palpabile, corpo con quattro gambe che si eleva dal fiume, in ogni stagione, in ogni ora del giorno e della notte, attrae. In tutti questi suoi cento anni, pochi sono quelli che ha vissuto nell’attività smagliante del volo, molti quelli trascorsi a consumarsi inutilmente. Eppure se improvvisamente scomparisse, il vuoto lasciato diventerebbe presenza amplificata. Non si può dire che rappresenti la bellezza, massiccio e corposo qual è, ne che rappresenti la qualità, povero com’è nei materiali e ormai privo di tutto. Rappresenta però la storia del volo, dell’emozionante audacia sulle ali, la leggerezza di tempi trascorsi e non dimenticati. Un potente richiamo all’immaginazione libera. Ecco forse perché il recupero di idroscalo non si è mai concretizzato, non era il suo restauro in senso progettuale ed esecutivo a porre problemi (di quanti progetti e proposte e idee è stato oggetto?) non del tutto la realtà economica da affrontare (molti enti potevano riuscirci), ma la difficoltà di immaginare una vita nuova e contemporanea, all’altezza della sua potente forza evocativa; la necessità di costruire sinergie incrociate che potessero restituirgli un battito cardiaco costante.
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